Trasporti, l’impatto net zero
resta (ahinoi) ancora un miraggio

La parola d’ordine è sostenibilità, l’obiettivo è il net zero, l’anno a cui fare riferimento è il 2050. Una data solo apparentemente lontana: per raggiungere gli obiettivi ambiziosi che i regolatori hanno fissato, è necessario agire sin d’ora, ma i ritardi sono già evidenti nei settori legati all’industria del travel. La decarbonizzazione è una questione di sopravvivenza che ha costi economici ingenti e che senza le indispensabili infrastrutture non avrà futuro. Un futuro green sarà possibile solo con un’azione coordinata pubblico-privato.
NAVI HARD TO ABATE
Partiamo dal settore della navigazione. La strategia della Commissione europea concordata con l’International Maritime Organization (Imo) – agenzia delle Nazioni Unite responsabile della sicurezza e della protezione della navigazione e della prevenzione dell’inquinamento marino e atmosferico causato dalle navi – ha accelerato sensibilmente l’iter di decarbonizzazione, con l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050 e un percorso di riduzione tra il 20% e il 30% entro il 2030 e tra il 70% e l’80% entro il 2040 rispetto al 2008. Bisogna ricordare che l’attività marittima è uno dei principali settori “hard to abate”, particolarmente complesso a causa delle limitate alternative tecnologiche oggi disponibili per abbassare le emissioni di anidride carbonica.
Il trasporto marittimo muove oltre l’80% del volume degli scambi mondiali e produce quasi il 3% di emissioni globali di gas serra, aumentate in valore assoluto del 20% nell’ultimo decennio, secondo i dati dell’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo.
La flotta commerciale mondiale dipende ancora per quasi il 99% da carburanti convenzionali e mostra un progressivo invecchiamento, con un’età media di 22 anni; il 40% di quella italiana supera invece i 30 anni. Il complesso della strategia di decarbonizzazione risulta molto impegnativo e comporterà ingenti impatti economici sulla navigazione, ricordava Confetra, la confederazione italiana dei trasporti e della logistica, durante un’audizione al Dipartimento per le Politiche del mare, lo scorso anno.
CARA DECARBONIZZAZIONE
Gli attuali mezzi di navigazione dovrebbero essere quasi completamente sostituiti o adeguati ai nuovi standard energetici e di propulsione. Secondo le stime di Drewry – una società britannica di consulenza indipendente nel campo della ricerca e della consulenza per il trasporto marittimo – i costi per la decarbonizzazione della navigazione potrebbero superare i 3mila miliardi di dollari nei prossimi 25 anni.
La strategia di decarbonizzazione marittima seguita dall’Unione europea prevede l’impiego di un ulteriore strumento: l’applicazione, dallo scorso anno, anche allo shipping del meccanismo Ets (Emission Trading System) di scambio di quote di emissione di CO2. È auspicabile pertanto che, come previsto dalla stessa direttiva europea Ets, una parte significativa degli ingenti proventi nazionali generati dall’inclusione del trasporto marittimo nel sistema Ets sia destinata a un apposito fondo nazionale per la decarbonizzazione del settore.
Di questo parere è anche Franco Del Giudice, presidente di Assarmatori: «La transizione non è a costo zero. In Italia c’è l’Ets, una tassa di scopo per chi inquina che incide su armatori e consumatori, che chiediamo al governo e al Mit (il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ndr) che venga distribuita nel settore marittimo», ha detto durante un evento organizzato da Rinnovabili. Un tema toccato nei mesi scorsi anche da Clia, l’associazione mondiale delle compagnie di crociera, che ha preventivato un aggravio sul settore crociere di oltre 600 milioni di euro l’anno a partire dal 2026, quando l’Ets sarà a pieno regime, chiedendo che tali risorse siano reinvestite per favorire la transizione green delle navi. Spinge sul tema anche l’amministratore delegato di Costa Crociere, Mario Zanetti: «L’Italia ha il primato in Europa per il numero di porti, ma reperire fuel non tradizionale è difficilissimo», ha detto al primo G7 Turismo, dello scorso novembre a Firenze. Negli ordinativi di nuove navi, la quota di quelle progettate per utilizzare carburanti alternativi sta crescendo, ma in modo molto graduale e limitato, perché la sostituzione dei carburanti tradizionali risulta ancora molto incerta nella scelta di quello di riferimento e perché le imprese lamentano una quantità di incentivi ancora insufficiente.
NODO INFRASTRUTTURE
C’è poi il problema delle infrastrutture. È necessario adottare tutte le iniziative utili a favorire la maggior capacità possibile dei porti di essere non solo hub di movimentazione merci, ma anche hub energetici: a tal fine occorre puntare sull’elettrificazione delle banchine (cold ironing) e l’impiego di fonti rinnovabili nelle strutture portuali (green port), promuovendo la creazione di “comunità energetiche portuali” con la partecipazione degli operatori portuali e sostenendo gli investimenti di adeguamento delle imprese.
Il Fondo complementare al Pnrr prevede investimenti per 700 milioni di euro dedicati al cold ironing per trasformare i porti italiani, riducendo al minimo la dipendenza dai combustibili fossili e l’impatto ambientale nel settore dei trasporti marittimi. Attualmente, la presenza delle banchine elettrificate – lo hanno denunciato tra gli altri Grimaldi e Msc – è piuttosto limitata e, dove presenti, non sono in grado di alimentare navi di grandi dimensioni, come traghetti e portacontainer.
IL RUOLO DELL’AI
In aiuto potrebbe arrivare l’intelligenza artificiale. Ne ha parlato Marco Faimali, direttore dell’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio nazionale delle ricerche: «Il Pnrr ha dato grandi opportunità. Coordino il progetto Raise (Robotics and IA for Socio-Economic Empowerment) che ha al centro quattro scenari di innovazione, uno dei quali riguarda i porti», ha detto al sito Rinnovabili.it. «Stiamo sviluppando delle nuove tecnologie che vogliono sfruttare le potenzialità della robotica e dell’Ai per migliorare i sistemi di monitoraggio ambientale». L’Ai sarà fondamentale per l’adeguamento dei porti del futuro. Oltre a logistica, organizzazione e sicurezza, ha un occhio attento all’impatto dell’attività portuale e della sostenibilità. Robotica e Ai lavorano insieme e permetteranno di potenziare il monitoraggio dell’inquinamento dell’aria e in caso di eventi catastrofici; grazie a droni subacquei, sarà possibile ottenere dati non ancora disponibili.
È stato chiamato a discutere di sostenibilità anche un big delle crociere come Gianni Onorato, amministratore delegato di Msc Cruises, che al primo G7 Turismo ha detto: «Ci hanno chiesto di intervenire su questo tema. Cosa – dice – che fa un po’ sorridere. In fondo siamo i meno colpevoli perché siamo piccoli: le crociere valgono meno del 3% del business del turismo mondiale. Però ci diamo da fare con navi sempre più moderne e impieghiamo l’intelligenza artificiale per ridurre i consumi di bordo o tracciare rotte migliori, insomma per renderci più sostenibili». Nel 2023, lo ricordiamo, proprio Msc Crociere ha sperimentato la prima crociera a emissioni zero, «ma il biogas era disponibile solo per cinque giorni».
VOLI, CHIMERA NET ZERO
Anche il settore aerospaziale europeo ha chiesto aiuto all’Ue per raggiungere gli obiettivi sul clima. Durante un incontro a Bruxelles, le associazioni delle compagnie aeree, gli aeroporti, l’industria della difesa e dell’aerospazio e i controllori di volo hanno detto di aver bisogno del sostegno delle autorità europee per abbassare le emissioni di anidride carbonica.
La richiesta alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è stata di definire una strategia per l’aviazione che rifletta il ruolo essenziale che svolge nell’economia europea e nella competitività globale. Una strategia che deve mettere in atto le raccomandazioni presentate nel settembre 2024 dall’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, per favorire la transizione del settore verso l’obiettivo Net Zero.
In un aggiornamento del piano Destination 2050 – A Route to Net Zero European Aviation per la completa decarbonizzazione del settore dell’aviazione civile europea entro tale data, la coalizione – formata da Airports council international Europe (Aci Europe), Aerospace and Defense Industries Association of Europe (Asd), Airlines for Europe (A4E), Civil Air Navigation Services Organization (Canso) ed European Regions Airline (Era) – ha stilato un elenco di raccomandazioni politiche rivolte alla Commissione europea, insieme a un aggiornamento della sua tabella di marcia.
L’aviazione può raggiungere le zero emissioni grazie a una serie di fattori, tra cui i miglioramenti nelle tecnologie degli aeromobili e dei motori, la diffusione del carburante sostenibile per l’aviazione (Saf ) e l’ottimizzazione della gestione del traffico aereo. Il rapporto mostra che il Saf e i miglioramenti tecnologici potrebbero insieme garantire una riduzione delle emissioni del settore dell’83% entro il 2050 (qui, i passi avanti di Airbus, ma il consumo di Saf è sotto le attese).
COSA DEVE FARE L’EUROPA
Uno sforzo enorme, per cui la coalizione vuole un sostegno dalla Commissione europea, a cui si chiedono l’attuazione di una strategia industriale per i Saf, in modo anche da ridurne rapidamente i costi, la garanzia che il Clean Industrial Deal e il Piano di investimenti nei trasporti sostenibili (Stip) riflettano l’importanza strategica dell’aviazione in Europa, e il sostegno alla ricerca e all’innovazione per ridurre il consumo di carburante.
«Con efficaci misure politiche dell’Ue, possiamo garantire l’importanza vitale e strategica dell’aviazione e continuare a guidare il progresso sociale ed economico in tutta Europa», hanno affermato i presidenti di A4E, Aci Europe, Asd, Canso Europe ed Era nel nuovo rapporto. Sottolineando la necessità di agire ora, l’industria aeronautica europea ha aggiunto che è fondamentale che quest’anno la Commissione Ue presenti una strategia per l’aviazione, fondata sulla decarbonizzazione e sul mantenimento della competitività. L’aviazione deve essere al centro del patto industriale e del piano di investimenti nei trasporti sostenibili e deve essere garantito un quadro normativo e di investimento di sostegno. Servono meno regole, in un contesto di economie stagnanti, è l’opinione del settore. «Non c’è un momento da perdere e agire oggi garantirà un’industria aeronautica forte, competitiva e più sostenibile per domani», è stato l’appello del gruppo.